Forme di modernariato: il caso Hauntology

Il modernariato è l’arte di far rivivere oggetti di design, oggetti appartenuti alla nostra storia che fanno indissolubilmente parte del nostro vissuto. Sono parte di noi, siamo anche noi questi oggetti. Non c’è solo gusto estetico nella scelta, è qualcosa di più. Qualcosa che colpisce il nostro animo e lascia un segno. Far rivivere questo segno è una missione per Spazio900. Gli oggetti che ritornano possono sembrare un’operazione nostalgia ai più, ma noi sappiamo bene che ridare vita è qualcosa di più profondo. L’anima ne trae sollievo e consolazione, riportando le lancette dell’orologio indietro. Un passato onnipresente non come paranoia ma come giustizia. Uno spazio che il passato si è ritagliato giustamente.

Negli ultimi 10/15 anni si è parlato molto di passato e tendenze che ritornano. Stiamo forse vedendo sfumare il ritorno degli anni 80, gli stili si fondono sempre di più e distinguere nettamente i confini è praticamente impossibile. Questo perché comunque viviamo sempre nel presente, il nostro presente. Fatto di altro, e di passato.

In musica esiste un corrispettivo di quanto abbiamo appena introdotto. No, non stiamo parlando di cover band o di malsani tributi, o magari di reunion di dinosauri della musica pop. Oggi vogliamo parlare di un fenomeno musicale che somiglia moltissimo alle nostre idee di modernariato e di design. Il concetto proviene da uno spunto fornito da Deridda nel suo Spettri di Marx del 1994; egli afferma che Marx è ancora vivo e vegeto nel nostro presente come spettro. Una persistenza da cui l’uomo non riuscirebbe a staccarsi. Prende vita così un’ontologia degli spettri (to haunt, in inglese e hânter in francese significano infestare) che in musica diviene Hauntology.

Hauntology, tecnicamente, è un termine per descrivere composizioni che fanno uso di tecnologie dimenticate o effetti sonori tesi a ricreare un senso spettrale del passato nel presente. L’accento è posto particolarmente sul ricreare suoni che rappresentavano, al momento della loro creazione, un tentativo di essere ‘futurista’, di cogliere uno spirito del futuro. Se volessimo quindi semplificare l’hauntology sarebbe una nuova forma di nostalgia, una nostalgia per le idee del futuro che non si sono realizzate e che nel frattempo sono diventate obsolete, perché sostituite da altro, portandoci così verso la “fine della storia”. Ma l’hauntology non è semplicemente rivisitazione del passato, ha un tenore molto specifico, una sensazione di revenance sovrannaturale, come se il suono o l’idea in questione in realtà fosse tornato dalla morte o indugiasse su tra cielo e terra, rifiutandosi di morire, tornando insistentemente. E’ un processo che va oltre il “dissotterramento” del proprio passato e per rendere al meglio questo effetto di sospensione dei ricordi (o dei fantasmi del passato) vengono utilizzati stili, suoni e tecniche di registrazione oramai abbandonate o, quanto meno, rimpiazzate da altre tecnologie. Così ritorna un assaggio di futuro che non è mai stato, un sogno visionario che è stato ben delineato nella nostra mente ma che è scivolato via dalla memoria collettiva.

Un aspetto interessante dell’hauntology è il fascino con cui ci ripropone le nostre idee del futuro, le quali o appassiscono o persistono. Ci dicono qualcosa sul modo in cui la nostra immaginazione lavora, e di ciò che realmente significano le parole ‘il futuro’ o ‘futurista’. Alcuni suoni e concetti invecchiano rapidamente o sembrano (nati) datati. Le mode, l’hardware del computer, la pubblicità, tutte queste cose hanno ciclo di vita a volte molto breve. Quando nei film vediamo i terminali degli anni 70 ad esempio, hanno un aspetto positivo preistorico ai nostri occhi. Essi non si limitano a sembrare fuori moda, sembrano spettacolarmente retrò. D’altra parte, l’architettura e mobili disegnati negli anni 1940 e 1950, la scuola del Bauhaus e dei suoi discendenti, i disegni di persone come Walter Gropius e Mies van der Rohe hanno ancora un forte presa sulla nostra immaginazione. Anche i disegni di Frank Lloyd Wright per edifici come il ‘Illinois’ hanno ancora un aspetto straordinariamente audace e fantastico.

Questo ritorno del passato in grande stile, passando per la porta principale, è il grande merito dell’hauntology. Nelle registrazioni troverete infatti jingle pubblicitari, campionamenti di suoni familiari agli autori. Insomma, un campionario di fantasmi che non se ne sono mai andati dalla loro vita e che ritornano, come spettri, in quanto oramai superati, ma che rivivono proprio in quanto tali. Musicalmente non è sicuramente un fenomeno di massa in quanto, per essere apprezzato, bisogna aver amato e vissuto una certa epoca, ma di sicuro la la cifra stilistica non lascia mai indifferenti. Anzi, queste registrazioni hanno un fascino indiscutibile anche perché pensate in un momento storico in cui la tecnologia permette ad un artista di esprimersi in migliaia di modi differenti. Nell’era dell’esasperazione tecnologica quindi c’è chi vuole tornare indietro, senza per questo riproporre, più che altro avanzando una richiesta di spazio ed attenzione. Richiesta che prima di tutto viene dai nostri ricordi, dalla loro forza di voler rivivere nel nostro presente, per ammaliarci, coccolarci e per deliziarci con la loro presenza. Proprio come una poltrona di modernariato, che ancora sa accoglierci nel suo morbido abbraccio e sa donare un tocco di classe alle nostre stanze.

Di seguito un brano dei Belbury Poly, così da introdurvi meglio a questi suoni “antichi” che ancora oggi ci risuonano nella mente.

Chi volesse approfondire può consultare il sito della Ghost Box, vera e propria etichetta-riferimento in fatto di Hauntology.